domenica 17 febbraio 2013

Il ritocchino - Marco Travaglio - Il F.Q. 17/2/2013

Il presidente Napolitano va alla Casa Bianca e fa uno spottone per Monti: diffida chi ha sostenuto il governo Monti dal criticare Monti, ma dimentica di aggiungere che Monti non dovrebbe criticare chi ha sostenuto il governo Monti. Poi aggiunge che i 5Stelle sono “populisti”. E così autorizza ad accusarlo di parzialità Pdl, Lega, Grillo e Pd (che naturalmente non fa una piega e continua a pagare prezzi altissimi alle manovre politiche del Colle). Poi assicura che il suo comportamento è stato “assolutamente impeccabile” (se lo dice da solo). Monti dà del “cialtrone” a B. e avrebbe perfettamente ragione, se fino a tre mesi fa non l’avesse chiamato “statista”. Bersani ripete la frottola di Vendola ministro, quando è noto a tutti che governerà con Monti che non ne vuol sapere di governare con Vendola, peraltro ricambiato. Insomma, siamo in pieno campionato della balla ed è naturale che lo vinca l’unico vero professionista della materia: il Cainano. Il quale, non contento di promettere tutto e il contrario di tutto, ha apportato un ritocchino alla sua autobiografia, già peraltro interamente falsa: “D giovane sono stato contadino. Durante la guerra, per mantenere la famiglia, mungevo le vacche e raccoglievo le patate”. La cosa era finora sfuggita non solo agli agiografi di corte, ma persino a lui: nessuna traccia neppure nel celeberrimo fotoromanzo Una storia italiana, recapitato a milioni di elettori nel 2001. Gli è venuta in mente l’altroieri incontrando la Coldiretti. Alla Federpesca avrebbe rammentato il suo passato di pescatore, o di pesce. Non resta che aggiornare il guardaroba del Presidente Transformer, già chansonnier, fotografo di matrimoni e funerali, venditore di spazzole e aspirapolvere, palazzinaro, massone, pubblicitario, editore, imprenditore, assicuratore, banchiere, politico, imputato e tante altre cose. Massaia: “Anch’io sono stato un po’ donnina di casa, quando studiavo ed ero un ragazzo di famiglia, buttavo giù la polvere e ogni tanto facevo la spesa”. Balio asciutto: “Ogni volta che c’è un bambino che piange lo danno in braccio a me per farlo smettere”. Giardiniere: “Scelgo personalmente i fiori del giardino di Arcore. A un amico vivaista ho commissionato una ‘rosa del buongoverno’”. Grecista: “Ero un grecista che amava declamare le poesie greche”. Cucitore: “Da giovane cucivo i palloni”. Pallavolista-hockeista: “Ebbi molti successi nel volley e l’hockey”. Paroliere: “Lavoro anche di notte: scrivo canzoni con Apicella”, “Sono l’unico italiano che scrive samba in napoletano”. Von Karajan: “Da giovane volevo fare il direttore d’orchestra”. Professore: “Non feci il docente universitario perché, dopo aver fatto l’assistente, mi son trovato in un nido di vipere e sono scappato”. Avvocato: “Giandomenico Pisapia mi voleva nel suo studio, ma rifiutai”. Barista: “A 14 anni feci il barista al bar
Stazione di Clusone”. Cicerone: “Da giovane ho fatto la guida turistica. Spiegavo al pubblico le città che non avevo mai visitato, ma avevo studiato sui dépliant”. Centometrista: “Nessuno mi ha mai battuto sui 100 metri”. Calciatore: “Fui centravanti di sfondamento, poi regista a centrocampo, poi libero. Potevo fare anche il portiere, ma bisognava essere più alti. Alla fine feci l’allenatore, poi il presidente”. Piccolo fiammiferaio:
“Da ragazzo andavo per i mercati e raccoglievo la carta gialla che si usava, ne facevo delle palle, le bagnavo, le facevo asciugare e le vendevo per accendere il fuoco”. Attacchino: “Nel 1948 attaccavo i manifesti della Dc: una volta i ragazzi comunisti iniziarono a strattonarmi. Ma io, da buon velocista, riuscii a fuggire”. Artigiano: “So cosa vuol dire fare l’artigiano, il piacere di abbellire la propria sede, il proprio laboratorio... Avevo un amico alla Fiera di Milano e, finita l’esposizione, andavo a prendermi i rotoli di moquette”. Naturalmente l’ultimo mestiere gli venne in mente alla Confartigianato. Non osiamo immaginare cosa ricorderà quando passerà dal raccordo anulare.

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