Mentre il Papa smette di essere Papa e passa alla Storia con pochi gesti e frasi semplici (“sarò un pellegrino, grazie per l’amore, buonanotte”), avviando il rinnovamento della più antica istituzione del mondo, la politica italiana e il giornalismo al seguito si avvitano in vecchie pratiche bizantine e decrepite formule politichesi. I gattopardi mummificati nei palazzi della politica e nei loro cloni imbalsamati nelle redazioni dei giornali seguitano a muoversi come ai tempi di Forlani e Andreotti, come se nulla fosse cambiato e nulla dovesse cambiare. D’Alema, che fino all’altro giorno paragonava Grillo al Gabibbo, vorrebbe un governissimo con tutti dentro, compreso il Gabibbo, e perfino il Cainano: ha già telefonato a Letta. Non lo fa apposta, è più forte di lui: riflesso condizionato, la forza dell’abitudine. Appena ha un problema, la sua mano parte in automatico come il braccio teso del Dottor Stranamore e compone il numero di Letta per organizzare il
patto della crostata. Anzi della prostata. Il direttore di Repubblica , il giornale che più di tuttiha dipinto Grillo e i suoi ragazzi come il nuovo Duce e le nuove camicie nere, intima loro all’improvviso di fare da stampelle a Bersani in un “impegno congiunto di Pd e M5S” per approvare
“subito, ora” le leggi che i partiti non hanno mai fatto in vent’anni. Il pompierino della sera Polito El Drito punta invece al governissimo “Pd, Pdl e Monti” per “rubare a Grillo il programma di moralizzazione” che fino all’altroieri era un obbrobrio populista. Intanto i cronisti retroscenisti che bivaccano nella suburra del transatlantico o nelle succursali Fortunato e Bolognese, fra una vaccinara e una pajata, compulsano “fonti”, captano sospiri, decrittano sopraccigli, auscultano meteorismi. Poi, sulle gazzette, disegnano scenari di un mondo scomparso dai radar, ma non dai loro taccuini ammuffiti. Siccome Grillo ripete che non darà la fiducia ad alcun governo, inseguono
il blog o la petizione del primo che passa in rete. Il Corriere spara: Vasco Errani, che ha preso il posto di Penati al fianco di Bersani e governa l’Emilia da tre legislature sebbene la legge imponga il tetto di due, dunque per Grillo è abusivo, è lo sherpa ideale per fare “scouting” fra i parlamentari M5S. E in soli tre giorni è riuscito nell’impresa che costò 3 milioni e mesi di lavoro a un corruttore professionista come B.: “un gruppo di grillini è pronto a sostenere il governo Bersani”, che è “praticamente fatto”, con “sospirone di sollievo” degli “inorgogliti bersaniani”. Poco importa se Grillo liquida il tutto come “politica puttanesca” e se questo “scouting” si chiama corruzione e voto di scambio. Non manca un accenno a Renzi che, colto da improvviso istinto suicida, è addirittura
“pronto a fare il premier” senza uno straccio di maggioranza, per riparare ai guasti fatti da altri. La fonte di questi succulenti retroscena, al solito, non è indicata: pare che li abbia svelati una lontana cugina di uno zio di Renzi, fidanzata segretamente col cognato di un ex grillino trombato. Ma questo è niente, dinanzi all’ideona scodellata da Repubblica : “Ora spunta l’ipotesi ‘congelamento’: prorogare gli inquilini di Colle e Palazzo Chigi” per “uscire dallo stallo”. Cioè ibernare o impagliare Napolitano e Monti sine die, in una teca ben ventilata. Chi l’ha detto? C’è una fonte di questa boiata pazzesca? No, però “spunta”, da un fondo di caffè o dall’angiporto di una cartomante: manco uno Scilipoti pronto a confermarla. Testuale: “È una suggestione” che “sta facendo il giro della Roma politica”. Vero che “nessuno l’ha ancora messa sul tavolo”, ma “la pallina sta rotolando
a valle e diventa via via più grande”. Perbacco, questo sì che è giornalismo investigativo. Poi si
meravigliano se Grillo li caccia dal palco e guadagna pure voti. Intanto l’Ansa informa, in un
lancio urgente e drammatico, tipo Torri gemelle: “Elezioni, colf: il signor Grillo non è in casa”. Però magari spunta.
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