Topi di fogna - Marco Travaglio - Il F.Q. 28/04/2013
Ci sono i topi di fogna annidati nella Rete che, nascosti dietro
l’anonimato, violano le password, entrano nelle caselle di posta
elettronica di Giulia Sarti, una ragazza di 26 anni che ha l’unico torto
di essere stata eletta deputata nel maggior movimento di opposizione al
sistema, e pubblicano le sue foto intime, la sua corrispondenza privata
e politica, infrangendo due volte la legge: quella che protegge la
privacy di ogni cittadino e quella che tutela la riservatezza delle
comunicazioni del parlamentare (che può essere violata solo per ordine
di un giudice e previa autorizzazione delle Camere). E poi ci sono i
loro complici in certi giornali, anche “a utorevoli” e “indipendenti”
tipo il Corriere della Sera . Che, non potendo divulgare la spazzatura
che gira per il web, fa anche di peggio: si trincera dietro i tweet che
la riprendono distorcendola e falsificandola, e li pubblica come fossero
Vangelo. Antefatto. Il 20 o il 21 febbraio, poco prima delle elezioni,
Pancho Pardi, che conosco dai tempi dei girotondi, non essendo
ricandidato mi invia una mail con i curricula di alcuni giovani
dell’ufficio legislativo del Senato che collaboravano con lui in materia
di giustizia e conflitti d’interessi, chiedendomi se conosca qualche
neoeletto del M5S a cui girarli. Mi procuro la mail della Sarti, che
avevo conosciuto anni fa a un incontro del meetup di Bologna, e le giro
la mail di Pancho. Fine, morta lì. L’altroieri, mentre sono al festival
del giornalismo di Perugia, mi chiama un collega di Libero, Matteo
Pandini, e mi racconta che nelle mail hackerate alla Sarti ce n’è una
mia. Gli racconto quell’episodietto e dico: se vuoi, pubblica pure
tutto, è vietato ma non ho nulla da nascondere. Ieri, sulla prima pagina
di Libero, trovo un enorme disegno che mi ritrae vestito da postino
mentre consegno a Beppe Grillo una busta con la scritta: “Raccomandati”.
Titolo: “Anche Travaglio finisce nella Grilloleaks”. Naturalmente è
tutto falso: non ho mai conosciuto nessuno di quei giovani, né dunque ne
ho mai raccomandato nessuno, tantomeno a Grillo, né ho mai saputo che
esito abbia avuto la mail di Pardi, né me ne importa nulla. L’articolo
di Pandini a pag. 15 s’intitola: “Grilloleaks: svelati i segreti di
Travaglio e Pardi”. All’interno c’è la mia intervista, il cui titolo
lascia pensare a chissà quali mie colpe e a chissà quanti messaggi
(“L’ammissione: ‘È vero, sono i miei messaggi’”). Ma almeno chi legge
capisce quel che è accaduto. Poi apro il Corriere della Sera e a pag. 13
trovo il seguente sommario: “L’accusa su Twitter: segnalazioni a Grillo
tramite Travaglio e Pardi. Ma la ‘cittadina’: rapporti cristallini”.
L’articolo di tal Emanuele Buzzi recita testualmente: “Le mail stanno
facendo il giro del web. E c’è chi segnala diversi spunti. Alcuni
riguardano anche ex parlamentari e giornalisti, come Pancho Pardi e
Marco Travaglio. Adriano Bizzoco scrive su Twitter: ‘m5sleaks: Sarti
gira i cv a Pardi che gira a Travaglio che gira a Grillo per provare ad
assumere collaboratori’”. Basterebbe vedere la mail hackerata e
pubblicata online dai topi. Ma questo evidentemente al Corriere non
interessa: infatti, anziché dire come stanno le cose, preferisce citare
il tweet di tal Bizzoco che stravolge e ribalta completamente la realtà:
la Sarti avrebbe ricevuto la mail da Pardi e l’avrebbe girata a me e io
l’avrei inoltrata a Grillo per fargli assumere quei tizi (che fra
l’altro non han bisogno di essere assunti, visto che già lavorano
stabilmente all’ufficio legislativo del Parlamento). Cose da pazzi. Il
pezzo di Buzzi è tutto un poema: la Sarti, cioè la vittima di un grave
delitto, viene interrogata e invitata a discolparsi, come se il reato
l’avesse commesso lei: “… Lei ammette: ‘Sì, certo che scrivo a Grillo’”,
come se questo fosse un crimine. E ancora: “Non le è sembrata
un’ingenuità lasciare nella posta immagini private o materiale
politico?…”. Nemmeno una telefonata al sottoscritto per verificare i
fatti, evidentemente poco interessanti, anzi controproducenti: e così il
giornale di Belpietro si dimostra addirittura più corretto, o meno
scorretto, di quello di De Bortoli. Ma non è finita. Ieri, per la prima
volta nella sua storia, il sito web de l’Unità riprende in homepage il
disegno e il titolo di Libero con il falso su Travaglio che raccomanda
qualcuno a Grillo. Questi poveretti che devono far digerire agli
eventuali lettori il governo Pd-Pdl non si fermano di fronte a nulla.
Complimenti per la coerenza. E così gli stessi giornali, dal Corriere a
l’Unità, che fino all’altroieri reclamavano a gran voce la distruzione
delle intercettazioni legali e legittime delle telefonate
Mancino-Napolitano (regolarmente disposte da un giudice), pubblicano
notizie -per giunta false- su mail private illegalmente carpite da
hacker senza scrupoli, cioè diventano ricettatori di corpi di reato per
sputtanare il maggiore gruppo di opposizione e un giornalista che osa
criticare l’inciucio di regime nato proprio ieri. Morale della favola:
le intercettazioni legali sul potere si bruciano, quelle illegali sugli
oppositori si pubblicano (e i servizi segreti se li pappa Alfano, cioè
B., mentre per nessuna ragione al mondo il Copasir deve andare ai
5Stelle, altrimenti magari controllano). Intorno, tutto tace: zitti i
custodi della privacy a targhe alterne, zitte le vestali della sacralità
del Parlamento a seconda delle convenienze, zitti i tutori della
correttezza e completezza dell’informazione quando fa comodo a
lorsignori. Basta immaginare che accadrebbe se le caselle di posta
violate fossero quelle di B. o di Enrico Letta, o se le manipolazioni
colpissero qualche direttore dei giornaloni allineati. Nel 1996, per
lubrificare l’inciucio della Bicamerale, Berlusconi si presentò alle
telecamere esibendo un cimicione, sostenendo di essere stato spiato:
l’intero Parlamento insorse contro l’inammissibile lesione dei diritti
dell’opposizione, stigmatizzata con toni drammatici dal presidente della
Camera Violante, che convocò l’assemblea in seduta straordinaria. Poi
si scopri che era una patacca. Ora invece nessuno dice nulla contro lo
spionaggio ai 5Stelle. Occorrono ben altri attentati alla democrazia per
scatenare le ire congiunte di Grasso e Boldrini: tipo la denuncia di
Franco Battiato sulle mignotte in Parlamento, prontamente sanzionata col
licenziamento dall’apposito Crocetta. È persino superfluo spiegare
perchè tutto ciò avviene, e perchè proprio ora. Qualcun altro, non
abituato a queste porcherie, si spaventerebbe. Noi, che ci abbiamo fatto
il callo dai tempi del Sismi e Security Telecom, non ci spostiamo di un
millimetro (se non per portare in tribunale questi topi di fogna). E
vediamo chi si stufa prima.
Nessun commento:
Posta un commento